Se si è deciso di fare il quarto anno delle superiori in un’altra città, in un’altra regione o perfino in un altro paese, questa scelta sarà sempre messa in dubbio ed accompagnata da insicurezza, paura e timore. Ho provato queste emozioni dopo che avevo deciso di trasferirmi qui a Firenze per migliorare le mie conoscenze d’italiano. Comunque, la decisione fu presa in febbraio, sicché avevo ancora parecchio tempo prima di preoccuparmi; infatti, mi misi a godermi la vita come mai, però il tempo volò e ad un tratto mi ritrovai già alla fine dell’estate. Dando un’occhiata retrospettiva alla prima settimana di settembre, penso che sia stato il periodo più difficile di tutta la mia vita – sebbene sia riluttante a dirlo, devo ammettere che ero peggio di un “mimmo”: piansi, piansi, piansi e piansi … oddio, povero cuscino, era bagnato come una spugna. Proprio nel momento del commiato apparvero tutti i dubbi su cui prima non avevo riflettuto tanto: la paura di non trovare amici, di fallire a scuola, di sentire troppo la mancanza di casa. Comunque, non potevo più tornare indietro e così preparai i bagagli e i miei genitori mi portarono laggiù.
E dopo solo due giorni a Firenze sapevo: quest’anno sarebbe diventato il tempo più lieto di tutta la mia vita! Entrai nella mia classe (ero agitatissimo – quasi quasi stavo per morire) e la prima cosa che dissero i miei nuovi compagni di classe fu: “Non ti preoccupare, tutto andrà bene!” Però avevano torto, perché non andò bene, andò BENISSIMO.
Il primo sabato già alcuni compagni di classe mi chiamarono a chiedermi se avessi voglia di uscire. Certo che avevo voglia, sicché mi recai con loro in centro. Da quel momento in poi la mia vita è diventata sempre più bella, e quando le persone mi chiedono come mi trovo a Firenze, dico semplicemente “Sto da Dio” – e non è esagerato. Sono veramente al settimo cielo, perché solo dopo dieci giorni avevo già trovato amici per la pelle, e tutto sommato, a occhio e croce vi sono stati solo tre sabati su venti che non sono uscito. La vita notturna di Firenze è davvero qualcosa di speciale, perché la gente qui è estremamente aperta e finora non è passata una sera in cui non abbia conosciuto nuove persone. L’unica cosa che mi scoccia un po’ è la scuola (a chi no? ), poiché il sistema qua è assai diverso di quello in Alto Adige, e solo il fatto che in Educazione Fisica vi siano compiti dice tutto. Comunque devo anche dire che ho beccato un ottimo Liceo Scientifico che è organizzato molto bene ed in cui s’impara un monte di cose. Ovvio che ci si deve abituare a pigliare voti più bassi rispetto all’anno precedente, giacché biologia, filosofia o latino in italiano non sono giochi da ragazzi. Io in qualche modo ce l’ho anche fatta a beccare il debito in matematica, ma questo è un altro discorso…
Anche se sto talmente bene qui, vi sono sempre giorni pieni di malinconia e di nostalgia di casa, momenti in cui mi mancano i miei amici da morire ed in cui vedo tutto nero. Spesso compaiono quando vo male a scuola, e succede poi che metto in dubbio tutto: la decisione di trasferirmi qui è stato un solo grosso errore… come ho potuto credere che mi sarebbe riuscito di frequentare una scuola italiana… che cosa succede se mi bocciano? Mi viene in mente tutto questo ed altri pensieri negativi, ma dopo alcuni minuti passano, perché devo sempre pensare a ciò che mi aveva detto la mia migliore amica in Alto Adige prima che io partissi, e adesso lo dico a voi: CIÒ CHE NON UCCIDE FORTIFICA. Solo qui mi sono reso conto quant’è vero; tutti i fallimenti ed insuccessi mi hanno fatto combattere ancora di più, ed in effetti, sono ancora vivo . E poi ragazzi, io dico così: meglio essere bocciato qui che non aver mai fatto tale esperienza! Pensandoci bene devo ammettere che in questi quattro mesi qua ho imparato più per la vita che in diciassette anni in Alto Adige. Organizzandomi da solo ed essendo indipendente, sono diventato sicuro di me stesso, e dovendomi confrontare con persone nuove penso di essere diventato molto estroverso.
Quando sono partito dall’Alto Adige, è stato come se avessi lasciato tutti i problemi là ed avessi cominciato una vita nuova, vivendola secondo il mio carattere (lo so, è descritto in modo abbastanza sentimentale, però corrisponde alla verità). Infatti sto talmente bene che, quando sono ritornato a casa per le vacanze di Natale, la prima cosa che ho fatto è stato che mi sono messo a lacrimare perché volevo ritornare a Firenze. È vero che sono un tipo emotivo , ma è anche vero che mi sono innamorato della città e delle persone che stanno qui. Avete mai sentito il dialetto fiorentino? È GANZO!!! E se avete mai pernottato qui a Firenze sapete per quale ragione adoro la città così tanto… accipicchia, che bellezza! E non sto a parlare del cibo, perché “eccezionale” è ancora una sottovalutazione…
Prima di venirci avevo parlato con tantissime persone che avevano fatto un anno all’estero o in Italia, e tutti mi avevano detto la stessa cosa: “Non mi pento di averlo fatto, è stata un’esperienza indescrivibile!” Tutti mi avevano anche detto che i primi tre mesi saranno quelli più duri, siccome ti mancheranno un sacco di cose e non conosci ancora tante persone – macché i primi tre mesi?! Io mi sono sentito a mio agio dopo il secondo giorno; ve lo giuro, non servono mica tre mesi per sentirsi a casa. 
Malgrado mi sia stato detto di scrivere un resoconto delle mie esperienze su un foglio DIN A4, ormai ho superato il limite, poiché sono così entusiasta di tutta la vita qui che non mi riesce più di smettere. Comunque, arrivando alla fine vi fo ancora un piccolo riassunto evidenziando gli argomenti per i quali dovreste fare un anno in un altro luogo:
- Stringerete tantissime amicizie (poi se decidete di fare l’anno in Italia sarà ancora più facile, poiché gli italiani sono famosi per la loro cordialità
) - Diventerete indipendenti ed autonomi e la vostra autostima si triplicherà
- Vi renderete conto di chi siete, ossia imparerete e scoprirete tante cose nuove anche per quanto riguarda voi stessi (è difficile descrivere ciò che voglio dire, però se fate quest’esperienza, saprete che cosa intendo ;-D )
- Verrete a conoscere una nuova cultura
- Può darsi che la scuola sia difficile e che si debba studiare tanto, ma questo lo considero come una sfida che va superata
- S’impara una lingua per bene (adesso che sono qui posso dire che è l’argomento meno importante, perché secondo me è l’esperienza che conta)
- Quando avrete quarant’anni, non è ganzo poter dire “A diciassette anni trascorsi un anno a Firenze/Roma/Londra/…”? ;-D
- Se avete intenzione di ritornare a casa durante le vacanze di Natale dovete organizzarvi per quanto concerne il biglietto del treno… e vi dico, qui in Italia questo è una sfida -.- se vi riesce questo, tutto il resto sarà facile come bere un bicchier d’acqua!
Comunque, non voglio trascurare gli argomenti per cui non dovreste fare un’esperienza come questa:
…
Non so voi, almeno io non trovo argomenti…
Adesso che ho scritto più di due pagine, non mi rimane altro che augurarvi il meglio e spero che prendiate la decisione giusta. Posso solo dire per quanto segue: non vi pentirete di aver optato per un anno in un altro posto. Non abbiate paura, perché è un’esperienza che cambierà la vostra vita per il meglio. E gli amici che avete in Alto Adige, a patto che siano veri amici, vi rimarranno sempre e non perderete nulla se non siete lì per un anno (ai tempi d’oggi, come mai si ha Facebook o Skype? *occhiolino*). In questo senso: In culo alla balena! 
PS: Cogliete l’occasione e ANDATE!!! E prima di andarvene dall’Alto Adige fate una festa di commiato per dire ciao ai vostri amici. Io l’ho fatta ed è stata bellissima, andate pure a chiedere alla 4C!
Simon Raffl